All you can eat: produci, consuma, crepa

Il modo in cui acquisiamo informazioni, tende sempre più a velocizzarsi.
Ogni aspetto del nostro quotidiano è strutturato nel percepire un bisogno e di soddisfarlo il prima possibile per ridurre l’energia impiegata ad assimilare e conoscere qualsiasi cosa, che sia cibo, musica o un video per scoprire come riparare un elettrodomestico.

Con la tastiera esprimiamo concetti in 140 caratteri, ascoltiamo musica in modalità shuffle nelle playlist e non dobbiamo conoscere tutti i brani di un disco, basta dire che lo si sta ascoltando, andiamo direttamente al brano che ci più ci gusta e dopo pochi secondi siamo pronti a skippare alla traccia successiva.

Come per la musica queste considerazioni sono diventate il paradigma delle esperienze umane comuni. L’esempio per eccellenza è quando parliamo del cibo.

In Italia e nel mondo il rapporto con il cibo sta acquisendo esponenzialmente elementi identificativi di qualità, profilandosi sempre più come rappresentazione sensibile di noi stessi, di ciò che siamo, come ci sentiamo e che cosa facciamo.

all-you-can-eat-produci-consuma-crepa-1Viviamo in un tempo in cui il cibo è diventato (nel bene e nel male) una vera e propria estensione estetica e simbolica della nostra immagine, un riflesso che trasmette una porzione di quello che vorremmo comunicare della nostra anima e della nostra personalità tramite una facile e veloce rielaborazione.

I nostri profili personali all’interno dei social network sono farciti di contenuti legati al cibo; sempre più spesso ci troviamo a creare veri e propri set fotografici per immortalare con uno scatto la nostra portata preferita. Anche a seguito dell’esperienza italiana Expo 2015, il ruolo del cibo nella società continua a evolversi, muovendo dalla nostra tradizione per poi proiettarla, in forma evoluta e arricchita, nel futuro.

È proprio sulla base di queste considerazioni attuali che Studio Proclama ha ideato All you can eat il nuovo concept di Nobody’s Perfect per il 35° anniversario di Tenax, che ci accompagnerà per i mesi della stagione 2016-2017.

Ispirandosi all’arte unita alla non arte del Dadaismo dei primi del novecento, la particolarità e il punto focale di ogni declinazione dell’immaginario di All you can eat sarà la rappresentazione di elementi alimentari uniti ad elementi ornamentali non alimentari.

Una critica visiva legata simbolicamente al mondo del cibo, che parte dal punto di vista del mondo Tenax nel suo insieme e tiene di conto prima di tutto della poliedricità storica e sensibile di un club che da più di trenta anni vive e cresce culturalmente assieme al suo pubblico, non facendo compromessi nel trasmettere il proprio carattere unico e alternativo.

La cultura del trangugiare ogni cosa ci porta a vivere passivamente l’arte, la catastrofe, il cibo, spersonalizzandoci e desensibilizzandoci, come se non provassimo nulla di fronte alla bellezza, alla tragicità, al nutrimento. Rischiamo di essere risucchiati dalla velocità del vivere rimanendo immobili a guardare la nostra immagine dentro al vortice, impotenti di fronte alla nostra fine.