Intervista a Malandra jr. ospite al Tenax domani con Âme e Zee

Intervista a Malandra jr. ospite al Tenax domani con Âme e Zee Intervista a Malandra jr. ospite al Tenax domani con Âme e Zee

Malandra jr. musicista fin da bambino, si diploma con lode in clarinetto e suona in varie orchestre ed ensemble anche classiche, ma spinto da una forte voglia di produrre propria musica si avvicina presto al mondo del djing.

In poco tempo la musica elettronica diventa la prima passione di Simonpietro Malandra che, giorno dopo giorno, affina il suo stile, dando ora vita ad un sofisticato mix che prende ampiamente spunto dalle sue origini classiche.

Arriva per la prima volta al Tenax all’interno di una line-up interessantissima. In questi giorni l’abbiamo incontrato e gli abbiamo fatto qualche domanda:

 Qual è stato il tuo primo approccio con la musica? È sempre stata presente nella tua vita?

Il mio primo incontro con la musica è stato quello percussivo, intorno ai 3 anni. Mio nonno, un flicornista, capì che ero “portato” e insieme a mio padre, lui invece sassofonista, mi comprarono la prima batteria. Era di latta non come quelle di oggi in pvc insonorizzate. Ben presto dopo lettere del condominio finì diretta nel sottoscala sostituito da un meno fastidioso e più completo pianoforte a muro. La musica per me non è una presenza ma è la mia vita.

Dagli studi accademici musicali al dj-ing e la produzione di musica elettronica. Da tutor della nostra Tenax Academy: Quanto è importante ad oggi la dimensione e l’esperienza del clubbing ibridata allo studio accademico? 

Penso che sia una cosa fantastica, ogni città dovrebbe avere l’accortezza di creare una “Tenax Academy”, diciamo che sono davvero pochi gli addetti ai lavori che decidono di elargire il loro sapere. Ai giovani serve chi ha esperienza sul campo e chi ne ha più del team che avete messo in piedi? Mi ricordo di tante ore del mio master in musica elettronica perse nel  fatidico “protocollo midi”, dormendo come non mai.

L’esperienza accademica classica mi ha dato tanto e tolto. Mi tolse in parte molto istinto musicale per via di una vita a studiare tecnica su un solo strumento oltre al leggere partiture non proprie, cosa che ho ripreso solo componendo musica mia nella libertà più assoluta. Ciò mi ha dato tanto, perché mi ha insegnato a non esagerare, a scindere il bello canonico dal brutto categorico, dal ripetitivo, dall’ossessivo.

In questo periodo stiamo notando il tuo nome presente in line-up interessantissime nel panorama musicale internazionale. Raccontaci quale è stata l’esperienza più bella e quali sono i tuoi prossimi passi fra le consolle dei migliori Club?

Ho deciso di intraprendere un cammino incentrato totalmente sulla musica, non ho mai amato/stimato chi ha allenato solo le capacità di public relator, io sono abruzzese, vivo nella piena campagna, non amo i carnai, non amo la mondanità, vedo sempre d’estate flotte di dj producer mediocri che salpano per la Isla come fossero rappresentanti di aspirapolveri, io non potrei mai, toglierebbe tempo alla mia sperimentazione quotidiana in studio.

Il mio percorso è stato duro, e lo è ancora oggi, in un mondo globalizzato dove impera l’edm music, ed è “artistico” lanciare  torte sul pubblico, è difficile far uscire prodotti fuori dalle righe, ma sono sicuro che l’underground e il bello non moriranno mai. Di sicuro oggi la mia  strada è più “liscia”, ma ho ancora tanto da dare e da percorrere. Prossimamente suonerò all’Amnesia Milano, poi Londra e Atene, sono molto felice.

La mia esperienza più bella è stata in Repubblica Ceca, a Olomouc per l’esattezza, entrando in questo posto, ho inizialmente pensato fosse solo una libreria, una sorta di bakery netcafe, molto radical chic. Tempo di arrivare all’una di notte, spostati i tavoli, i libri e i pasticcini si è trasformato in un piccolo club zeppo di dark women e gente di tutti i tipi. Suonai all night long live, non ricordo forse 5-6 ore, e i ragazzi l’indomani mi fecero una sorpresa, un regalo con delle dediche di tutti o quasi tutti i presenti…emozionante.

Che c’è in forno per le prossime produzioni e quali solo le tue recenti release che più rappresentano il tuo percorso artistico?

Sto creando tanta musica, e sto avendo molti riscontri. In tanti suonano miei unreleased, artisti del calibro di Solomun, Gerber, Tale Of Us, Marco Faraone. Questo mi da tanta energia perché: immaginate quanti progetti passano per le loro mani! Mi ritengo fortunato.

Ho il mio primo  album in uscita ma devo tacere ancora, è imminente, sarà la mia seconda release su dancefloor “Take Off Your Shoes” con remix di Nice7, e vi dico già che spaccherà tutto!

Senza parlare poi delle mie  release come “Conquest” per Cocoon o “Infinity” per Diynamic. parlero della mia “Dance Warriors”.

New Disco, ispirata agli anni 70, realizzata dopo un afterparty che non finiva più. Di ritorno a casa ho trovato la voce poi dopo ho trovato il giro di basso, nell’arco di un paio d’ore la feci ascoltare a Leon che mi disse: “compà questa è una bomba!”. Penso anche che il suo testo unisca in un messaggio unico di giovinezza eterna, e poi quella dirty drum ti fa sorridere e ballare.

Sabato ti incontriamo nel nostro club insieme ad Âme e a Zee. Che cosa è per te suonare al Tenax?

Sì, suonerò nel tempio toscano, il “Tenax”. Sono molto emozionato, ho ballato nella sua pista tante volte da clubber, ora vedermi in line-up, salire su quella consolle mi fa camminare sull’aria, non vedo l’ora.

Tenax per me è un upgrade, un grande club europeo con una scelta artistica a 360°, uno dei pochi che non segue mode ma le crea. Non ho tante parole per Âme invece, sarebbero tutte troppo melense, vi dico solo che  per me è un mentore, mi tremeranno le ginocchia, lui è il re.

Questo sabato mi esibirò proponendo un live set  molto caldo, molto disco. Spero di emozionare chi mi conosce e soprattutto chi non ha mai sentito parlare di me.