Novembre: Estasi di Santa Teresa — LOL

Novembre: Estasi di Santa Teresa — LOL Novembre: Estasi di Santa Teresa — LOL

Il terzo artwork della serie LOL del mese di Novembre, è ispirato alla scultura dell’artista barocco Gian Lorenzo Bernini, l’Estasi di Santa Teresa d’Avila, realizzata tra il 1647 e il 1652 e custodita a Roma nella chiesa di Santa Maria della Vittoria. Nell’opera, un cherubino scaglia il dardo dell’amore di Dio sulla Santa, raffigurata nell’istante più alto dell’estasi mistica, dando corpo ad una sorta di “erotismo sacro”.

Il tema di questo mese è il patriarcato in una delle sue versioni sublimate: l’imposizione o il divieto di indossare il velo.
Con l’intento di risolvere l’ambiguità si sottolinea l’esistenza di diverse tipologie di velo e la corrispondente pluralità di ragioni che portano ad indossarlo, da quelle prettamente religiose ad altre più pratiche di occultamento della sessualità femminile per questioni di sicurezza. Denominatore comune è però l’ingerenza maschile che trova la sua massima espressione nell’entità statale e che fa del velo un problema degli uomini e non delle donne.

Tra stati che impongono il velo (Iran e Arabia Saudita) e stati che ne proibiscono l’uso in spazi pubblici, questa sembra essere solo l’ultima delle forme di colonizzazione del corpo femminile.
Non è solo il velo ad essere diventato vessillo dicotomico di modestia o arretratezza, terrorismo o sicurezza, repressione o fierezza identitaria ma è la donna stessa che viene eretta a simbolo dello stato e della sua propaganda. Per cui se sei una donna algerina i colonialisti ti costringeranno a svelarti per occidentalizzare la tua società musulmana. Se sei un’iraniana che ha vissuto durante la dinastia Pahlavi negli anni ‘30 del Novecento dovrai togliere il velo per modernizzare la società. Negli anni Ottanta però con Khomeini dovrai rimetterlo altrimenti 74 frustate. Se sei una donna afghana, Laura Bush dirà che il marito ha fatto la guerra contro i talebani per liberarti dal burqa. Se sei francese nell’estate 2016 e indossi un burkini in spiaggia ti inviteranno a toglierlo o ad abbandonare il posto.
Velati! Svelati! Rivelati!

Nella Transverberazione di Santa Teresa d’Avila il dardo scagliato sulla donna è retto da un cherubin, nella versione realizzata da Studio Proclama è invece presente un braccio senza volto: la sua identità è fluida e trasversale e si può rintracciare in tutti quei costrutti e in tutti coloro che legiferano, figurativamente e non, sul corpo della donna. Quel braccio rappresenta chi riduce il velo alla quintessenza della costrizione delle donne musulmane tanto quanto Donald Trump che emana una direttiva che prevede che le donne del suo staff debbano “vestirsi come delle donne” (#dresslikeawoman). La Santa Teresa 2.0 è la donna afghana che indossa il burqa ma anche l’occidentale che ricorre alla chirurgia estetica. Possono essere entrambi liberi esercizi di controllo sulla propria esistenza o tentativi di conformarsi agli standard estetici del momento: in alcuni casi, entrambi tentativi di disumanizzare il corpo della donna.


di Giovanna Cipolla

Classe 1993, dopo il diploma si trasferisce a Forlì per laurearsi tre anni dopo in Scienze Internazionali e diplomatiche con l’Alma Mater Studiorum di Bologna. Oggi è post-graduate student in Scienze internazionali con profilo Middle East and North Africa politics. Nello studio del Medio Oriente ha trovato la sua personale quadratura del cerchio. Crede nel Mediterraneo come alternativa al modello Atlantico.