Octave One: la techno firmata fratelli Burden

Secondo appuntamento del mese con la Nobody’s Perfect night di Tenax. Questo sabato assieme all’apertura di Philipp e Cole sarà la volta di una coppia che arriva direttamente dagli Stati Uniti. Ebbene sì, ci siamo davvero superati e siamo pronti ad ospitare gli Octave One.

Lenny e Lawrence Burden sono due di cinque fratelli che hanno fatto la storia della musica elettronica con i loro imponenti e coinvolgenti spettacoli interamente live. Hanno registrato per etichette influenti come Tresor e la loro stessa 430 West, definendo le tendenze techno contemporanee ed hanno appena pubblicato un album che non nasconde la voglia del duo di evolversi e ricercare sempre nuove forme sonore. L’energia che regalano dal vivo è la stessa che si può ascoltare nelle loro prove in studio. “Siamo cresciuti con il tempo e attraverso i nostri viaggi – affermano i dj di Detroit -, la nostra musica ci riflette”.
A partire dagli inizi degli anni ’90 gli Octave One hanno partecipato alla compilation Techno 2 – The Next Generation con I Believe e si sono ritrovati, dieci anni dopo, a vendere più di un milione di copie del loro singolo Black Water che ancora oggi continua ad essere regolarmente suonato durante i loro set assieme a tracce come Empower, Nicolette e The X-files.
Il loro modo di intendere la techno è molto diverso da quello di tanti altri dj e producer internazionali, gli Octave One hanno sempre cercato di ottenere una dimensione meno spigolosa del suono, per loro la musica ha sempre avuto l’obiettivo di risvegliare qualcosa di profondo generando “amore, speranza, determinazione, identità, movimento ed emozione”. Nessuno di questi aspetti è stato mai tralasciato nelle loro esecuzioni. “Se la musica non comunicasse nulla – dicono i fratelli Burden -, sarebbe qualcosa di inutile”.
Ma nei lavori del duo di Detroit c’è anche qualcosa di più, meno schematico e più improvvisato, genuino e quasi “folkloristico”, almeno per quanto riguarda la struttura vocale di brani come Black Water che dal vivo sembra un pezzo costruito con un sapiente uso di campioni di voce.

Giocare con le macchine e produrre ritmi non è un problema per gli Octave One. Loro si divertono a “piegare, tagliare, filtrare, girare, mettere effetti, mettere in muti 24 tracce diverse, e con due drum machine, un campionatore, tre effettiere e numerosi synth”, trasformare il live in una vera e propria jam session.
L’ultimo disco dei Burden è uscito nel maggio scorso, è basato su una produzione sapiente divisa tra hardware e sintetizzatori in cui si riversa l’energia sprigionata dalle ormai sterminate presenze dei club di tutto il mondo, tra cui, questa settimana, anche Tenax, nel bel mezzo del nuovo tour europeo.