Real Time Love

I Cobblestone Jazz sono un progetto musicale unico nel suo genere, fondato da Tyger Dhula, Mathew Jonson e Danuel Tate col preciso intento di trovare il punto di fusione ideale tra le estetiche del dancefloor e l’approccio filosofico tipico dell’improvvisazione jazzistica. La strumentazione analogica, l’utilizzo di computer desueti, la centralità dell’interplay e del continuo scambio tra i musicisti alla ricerca di forme musicali inedite erano viatici del gruppo nel 2002 (ai tempi del debutto ‘The 5th Element’ su IIWII e Wagon Repair) e lo sono ancora oggi. La cosa incredibile è che quel senso di sorpresa che ti pervadeva ascoltando i loro primi concerti trova ancora il modo di rinnovarsi, dopo centinaia di date in ogni angolo del pianeta (dal Fabric di Londra al Montreux Jazz Festival) e una trafila di produzioni misurata ma intoccabile. Il clamore con cui la migliore critica internazionale ha accolto le loro uscite non è mai scemato. Come pure l’incondizionato supporto ricevuto da artisti come Laurent Garnier, Daniel Bell, Gilles Peterson, Luciano, Josh Wink, Sven Vath, Richie Hawtin, Dan Curtin, Carl Craig, Moodymann, Theo Parrish, Joe Clausell e molti, molti altri.
Forse il segreto è nell’apporto e nell’influenza di ognuno dei singoli membri, oltre che nella straordinaria combinazione delle loro tre teste. La storia di Tyger Dhula come dj e produttore elettronico di riferimento fornisce la solida base sulla quale si costruiscono le improvvisazioni alla base di ogni registrazione di studio come di ogni performance live. La sua abilità nell’atomizzare i groove fino ai loro elementi costitutivi intrinseci rimanda continuamente il suono della band alla migliore tradizione dell’elettronica colta. La formazione di Danuel Tate come musicista jazz radica il processo di scrittura musicale e garantisce sulla qualità delle linee melodiche e delle armonie essenziali e sofisticate. Infine, la geniale capacità di Mathew Jonson nel mixare e comporre liberamente musica costantemente proiettata in avanti attraverso l’utilizzo di drum machine e sintetizzatori analogici fornisce una irrefrenabile spinta all’innovazione senza compromessi.
Aspettando di sentirli dal vivo sul palco del Tenax per la Fragola’s Night di sabato 22 novembre abbiamo rivolto qualche domanda proprio a quest’ultimo, per conoscere meglio la storia e il futuro del progetto.

real-time-love_1Riavvolgiamo il nastro sino all’inizio: come siete entrati in contatto e perché avete deciso di fondare il gruppo?
Danuel e Tyger erano amici e collaboratori già da diversi anni. Danuel voleva lanciare il progetto di una band così ha invitato me, Tyger e The Mole a unirci nel Modern Deep Left Quartet. Questo primo ensamble ha poi preso il nome di Cobblestone Jazz quando The Mole ha deciso di trasferirsi a vivere a Montreal.

Ripensando alle idee che giravano nelle vostre teste 12 anni fa, vi sareste mai immaginati che quel progetto avrebbe fatto così tanta strada?
Quando siamo partiti non mi sarei mai immaginato di riuscire a girare il mondo, in lungo e in largo, con quella formazione. È qualcosa che abbiamo creato con la semplice idea di divertirci assieme. Non potete immaginare quanto sia felice che la cosa abbia funzionato.

Cosa credi che sia cambiato, dagli inizi a oggi, in termini strettamente musicali per Cobblestone Jazz?
Da certi punti di vista direi che è cambiato molto. Da altri che non è cambiato nulla. Vedo il nostro percorso come un cerchio che si chiude. Quando siamo partiti basavamo tutto sull’improvvisazione, rinunciando aprioristicamente all’uso di computer e sequencer. Poi abbiamo inserito dell’attrezzatura digitale nelle nostre performance e di recente abbiamo pensato di cestinare nuovamente le macchine e tornare nuovamente ad un’improvvisazione. Questo ha voluto dire tornare alle radici stesse del nostro progetto. Alla fine è decisamente più eccitante il fatto di non avere idea di quello che succederà sul palco nel momento in cui accendiamo le batterie.

Credo che il punto focale per Cobbleston Jazz sia lo scambio in tempo reale delle forme, dei linguaggi musicali e delle idee dietro ad essi. È ancora questa l’idea principale dietro il progetto?
Sì. Direi proprio che la tua interpretazione è assolutamente corretta.

Direi che la colonna sonora eseguita live per il Faust al Timewarp Festival è stato uno dei picchi assoluti della vostra carriera da performance live. Che ne dici?
Direi che è stata una delle tante cose belle ma, forse, sì: siamo tutti molto orgogliosi di essere riusciti in una simile impresa. Alla fine tutti i critici che si erano mostrati perplessi riguardo alla nostra riuscita si sono dovuti ricredere e hanno confessato di esser rimasti piacevolmente sorpresi.

Con che tipo di set state girando in questo momento?
Abbiamo suonato insieme così tanto tempo che ormai sono più la fiducia e l’esperienza a tenerci assieme. Siamo un gruppo di musicisti e abbiamo deciso che sul nostro palco non ci saranno parti pre-composte, computer o sequenze già impostate. È tutto totalmente improvvisato al momento.

Come si presenta il palco di Cobbleston Jazz?
Tyger usa una drum machine Tempest e mixa. Danuel suona una Fender Rhodes, controlla un vocoder con pedaliera e un Octotrack per il campionamento dal vivo. Io ho una TR-8 e una Machinedrum che mandano segnali analogici ad un sequencer SH-101, un po’ di modulari e di effetti. Se mi vedi con le cuffie in testa significa che sto scrivendo delle basslines sulla 101.

Puoi anticiparci qualcosa del futuro di Cobblestone Jazz? Avete qualche uscita in programma?
Proprio questa settimana abbiamo appena rifinito gli edit del nostro nuovo Ep nel mio studio berlinese. Sarà un’uscita davvero speciale per ITISWHATITIS Recordings. Abbiamo anche un secondo Ep in lavorazione per Wagon Repair. Entrambi usciranno in primavera. Ci vediamo al Tenax!