Willie Graff: Un Pachà in Cielo

Willie Graff: Un Pachà in Cielo Willie Graff: Un Pachà in Cielo

Ci siamo chiesti chi fosse l’artista giusto da chiamare in consolle al Tenax per il party di inaugurazione della nuova stagione Nobody’s Perfect, assieme ai nostri resident Alex Neri e Cole.
Abbiamo scelto uno che, tra i giovani, ha saputo meglio reinterpretare la lezione soul e funk dei grandi dj americani come Little Louie Vega, Tony Humpries e Dave Mancuso. Si chiama Willie Graff. 100% ibizenco, d’estate è il resident del Pachà di Ibiza; d’inverno quello del Cielo di New York. Per introdurvelo al meglio gli abbiamo fatto qualche domanda sul suo background artistico e sulle prossime evoluzioni della sua musica.

Sei nato ad Ibiza da genitori americani. Ci racconti com’è cominciata la tua storia d’amore con la musica?
Tutto è cominciato a casa mia con mio padre che spessissimo suonava un sacco di buona musica per me e quindi mi è venuto naturale cominciare a cercare quella che più mi piaceva. Ho sviluppato un gusto veramente eclettico dato che mi piacevano generi differenti come Ambient, Techno, House, Disco, Industrial, New Wave, New Age, Cosmic, Balearic… e la lista potrebbe continuare a lungo. La Black Music è stato il mio primo e più grande amore: Soul, R&B, Jazz Funk, Rock & Roll… C’è davvero un sacco di ottima musica della quale innamorarsi.

Il Pacha e il Circo Loco ad Ibiza, il Cielo a New York, i party Cadenza all’Ushuaia, l’Output club. Dicci qualcosa sulle tue principali residenze artistiche.
Le mie residenze più importanti sono quelle al Cielo e all’Output di NY e il Pacha di Ibiza l’estate. Sull’isola suono abitualmente in molti club ma non mi piace chiamarle residenze.
Quello che posso dire è che mi sento davvero fortunato di suonare in alcuni dei migliori club del mondo. Quello che faccio è dare il mio meglio per creare atmosfere emozionanti in ognuno di essi.

Come sei arrivato a produrre musica?
Ho cominciato a New York con un amico di nome T.Tauri. Insieme abbiamo fatto alcune produzioni: una con Jerome Sydenham su Ibadan, una per Francois K su Wave. Son finito a produrre in una maniera assolutamente naturale: volevo provare a fare una canzone come quelle che suonavo nei miei set. Ho capito subito che farlo è una cosa davvero difficile. Ecco perché penso di avere sempre tantissimo da imparare.

Quali sono state le tue principali influenze?
Principalmente m’ispira la musica che ascolto. Ascoltare nuovi suoni e fusioni di stili differenti mi fa scattare la scintilla. Un buon party al quale partecipo mi da la spinta. Qualcuno che mi piace in modo particolare mi fa venire buone idee… Da tutto ciò traggo ispirazione per comporre un pezzo. Le idee migliori mi vengono dalle piccole cose della vita quotidiana.

Circus Company, Drumpoet Community, Wave Music, Freerange, Finale Sessions e Holic. È un curriculum davvero impressionante per un produttore. Come fai a gestire le tue uscite con così tante etichette?
Dopo tanti anni che vado in giro a suonare musica ho conosciuto un sacco di gente e mi sono fatto un sacco di amici. In genere sono le etichette a chiedermi se ho delle nuove produzioni pronte per loro.
Quando quello che ho fatto in studio funziona per una label e questa mi piace allora decidiamo di lavorare all’uscita. Alcune delle mie cose sono più oscure mentre, altre hanno atmosfere più upbeat e funky feeling, altre ancora stanno nel mezzo.

È stato François K che ha pubblicato una delle tue prime tracce con la sua etichetta Wave Music, dopo esser stato impressionato dalla tua tecnica. Com’è nato il tuo rapporto con una simile leggenda?
In relatà la mia prima release in assoluto è stata prodotta da Martinez per un’etichetta che aveva qualche tempo fa: la Out Of Orbit. La seconda produzione è stata quella per Francois su Wave. I primi cinque anni che ho trascorso a New York sono andato a sentirlo praticamente ogni volta che suonava. Ho imparato davvero tantissimo sulla musica e la sua cultura semplicemente ascoltando i suoi setDopo un po’ abbiamo avuto la possibilità di conoscerci meglio e far uscire i miei pezzi sulla sua etichetta è diventata una cosa naturale. Ancora oggi, ogni volta che ne ho la minima possibilità vado a sentirlo suonare.

Pensi di aver definito un tuo suono specifico nella musica che produci?
È difficile dirlo per me. Dovreste dirmelo voi (ride). Tutto quello che posso dire è che cerco di trasmettere dei sentimenti attraverso la mia musica.

Stai lavorando a qualcosa di nuovo in questo momento?
Nella stagione estiva per me è letteralmente impossibile lavorare a nuove produzioni dato che suono in giro 4 o 5 notti ogni settimana e quel poco tempo libero che mi resta cerco di utilizzarlo per rilassarmi.
Quello che faccio in questo periodo sono edit di brani che poi uso nei miei set. Appena ritornerò a New York, come capita sempre, di certo mi metterò a produrre nuovi pezzi.