Aprile: The Ranch — 008

Aprile: The Ranch — 008 Aprile: The Ranch — 008

Mi sono barricato nel Faro. L’ho pensato subito che era l’unico posto che poteva rimanere al sicuro, e già a quel punto non c’era già nessuno dalla direzione a impedirmelo. E vaffanculo comunque alla direzione, se non lo conosco io il Ranch, figuriamoci quelli. Il Faro è un punto di controllo, posso seguire la situazione da là in cima. Ci sono venuto come precauzione. Mi ero allarmato quando quello dei tre tenori – quello basso mi pare, tanto erano tutti e tre uguali e ora sono tutti e tre morti – insomma quando quello aveva cominciato a sputare sangue sul tapis roulant a trama d’acciaio, sangue e metallo, non un buon look, troppo industrial, troppo anni Novanta, niente a che fare con la nostra palette per il programma. Mi aspettavo che cambiasse l’inquadratura. Però la direzione non è intervenuta. Non ha tagliato per censurare la scena di lui che cade, faccia in giù sul tappeto che continua a scorrere, incidendogli la pelle dalla mandibola allo zigomo, alla tempia. Che perde conoscenza. Ho chiamato tutti i numeri della produzione, quando ero quasi in fondo alla lista mi ha risposto l’assistente di produzione, quella bassa con le tette, Monica. Tossiva forte, c’era rumore di fondo, forse urla, non si capiva quasi nulla, a parte quell’unica frase che ripeteva: sono rimasta l’unica qui, l’unica qui dentro. Il virus è arrivato più tardi qui dentro al Ranch: tutto merito del mio meticoloso daffare. Eppure le mie cure ci hanno guadagnato solo un paio di giorni rispetto al resto del mondo. Tutto quel lavoro perché lo pescasse quella cretina di Rossella, la bambina, che è stata l’unica a voler entrare comunque in piscina. Gli altri dicevano che sembrava piena di alghe. Alghe! Questi imbecilli. Alghe nella mia piscina. E invece era la pellicola blu del virus.

Questa è una mia ipotesi: che l’agente infettante si condensi più rapidamente a contatto con l’acqua. Non ho nessuno con cui confrontarmi qui dentro, perciò la prendo per valida. Sono quassù da tre giorni. Tondi tondi. Ho bevuto tutte gli energy drink dal minifrigo, erano lì dal 2020 ma erano qualcosa da bere. Da mangiare, non c’è più niente, ma gli energy drink sono pieni di zuccheri. Dopo aver finito la prima lattina mi sono fermato, mentre la mia mente univa i puntini. Ho pensato a Rossellina che entrava nell’acqua, dodici ore dopo in ginocchio davanti allo specchio, mentre le si staccava un pezzo di faccia. Ho pensato al terzo tenore, l’ultimo rimasto, che si è affogato nella vasca dei pesci stamattina, forzando con determinazione la testa sott’acqua in quell’acquario che a stento lo conteneva, perché non voleva fare la fine orrenda degli altri. Il suo corpo che sott’acqua si dissolveva comunque nella stessa melma di materia organica. Ho inspirato aria, mi sono tastato il viso, le guance. Tutto ok. Non mi è successo niente. Per questo ho concluso che si trattasse di un virus che si propagava quando un liquido entrava in contatto con l’aria. O che fossi semplicemente troppo in alto perché mi raggiungesse. Sono rimasto nascosto. Li ho guardati disfarsi uno ad uno, come il guardiano del Faro, che poi è la cabina di regia, perché diamo nomi stupidi alle cose, trasformiamo cose in altre cose, è la televisione, baby. Da fuori del Ranch si intravede un prefabbricato semplice, innalzato nel ruolo di casa tra gli alberi.

Rimango qui dentro. Nessuno chiama dalla direzione, e io lo so in cuor mio che sono tutti morti. Ho pensato di essere al sicuro dal contagio quassù. Solo io al sicuro nel mondo, io e quei due dentro il Ranch, chiusi nell’uovo. Li immaginavo a scopare protetti dalla luce bianca della stanza circolare. Era divertente pensare a che reazione avrebbero avuto, una volta usciti fuori, trovata la macelleria sfatta dei loro compagni. E ero quasi divertito, se si può parlare di divertimento, quando dall’orrore ti metti a ridere. Ridevo. E non pensavo al mio stesso sudore. Al terzo giorno la luce ha picchiato più forte tra i pini, illuminando la cabina di regia – il mio Faro. Mi sono svegliato perché ho sentito caldo. Ho cominciato a tossire.


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Cos’è The Ranch: the-ranch-more-than-reality