Francesco Farfa: 50 anni di passione per la musica

Francesco Farfa: 50 anni di passione per la musica Francesco Farfa: 50 anni di passione per la musica

Cosa c’è di meglio di un compleanno? Due compleanni! Per questo non poteva esserci migliore occasione di festeggiare il XIX anniversario di Nobody’s Perfect! che il compleanno di Francesco Farfa, Dj che ha fatto la storia del clubbing italiano. Un veterano della musica, dalla carriera decennale acclamata da pubblico e colleghi nazionali. E così abbiamo colto al volo l’opportunità di fargli qualche domanda sulla sua carriera e su i suoi importanti traguardi:

Hai voglia di raccontarci come hai cominciato e quali sono state per te le tappe importanti della tua carriera?

Considero la prima fase, quella riguardante la gavetta , veramente importante perché iniziai senza alcuna ambizione, solamente per il gusto di imparare e godere di ciò che facevo. In quel periodo poi, quando la figura del Dj non aveva tutta l’importanza di oggi, mai mi sarei immaginato cosa sarebbe successo.

Le speranze di quel cammino misterioso, senza sapere dove portasse, erano vive dentro, ma chi si immaginava la prospettiva che riserbava il futuro? Tutto quello che è avvenuto successivamente, come le collaborazioni con club e colleghi importanti, i primi rave della storia per fare un paio di esempi, sono stati passaggi fondamentali.

Posso ricordare, le prime esperienze in studio con Joy Kitikonti, con il quale ci divertivamo tantissimo mentre lavoravamo, l’incontro con Luc Bertagnol e la prima avventura parigina che ha portato tantissima espansione al mio lavoro in tutta la Francia.

La visita di Ben Turner, all’epoca giornalista del NME, in una mitica serata all’Insomnia, con successivo After-hour, il quale con due pagine intere di articolo, nella sua rubrica Orbit, mi apri le porte di tutta l’Europa. La recensione di Danny Tenaglia sul DJ MAG, fece lo stesso effetto più di dieci anni dopo. Vi potrei raccontare tante cose, ma preferisco non dilungarmi, senza essere noioso, dicendoti che anche il Tenax, dove ho lavorato la prima volta nel 1992, ha fatto la sua parte nel mio cammino!

In un documentario sulla tua carriera ti abbiamo ascoltato raccontare che la prima volta che hai messo musica in un locale, ai tempi in cui eri ancora un ragazzino, ti sono tremate le mani dall’emozione al momento di mettere la puntina sul disco: adesso che stai per compiere 50 anni e di serate ne hai macinate moltissime in club importanti, cosa è che ogni volta riesce darti il batticuore?

Mi da il batticuore quando sento che un certo momento musicale tocca in particolar modo la gente. Mi piace vedere le persone in pista che sorridono con gli occhi chiusi o che si guardano con complicità. Quando in pista si forma un’aurea dalle movenze armoniche, come se un “tutt’uno” seguisse il tuo percorso, comprendendolo e non solamente usufruendone, alchemico direi. Sono momenti di rara bellezza e molto preziosi. Non trascuro di osservare anche chi non balla e che da una parte sta per ascoltare. Alcuni di questi soggetti, sono preziosi nelle serate e ne tengo molto conto. Le soddisfazioni più grandi sono arrivate dalle poche parole coincise, proferite proprio da questi ultimi, che in alcune circostanze hanno compreso quel messaggio fra le righe che in pochi normalmente captano.

Hai vissuto in Spagna per diversi anni, che differenze hai trovato tra la scena italiana e quella spagnola, sia per quanto riguarda il clubbing che anche più in generale nella musica?

Nei primi ’90 in tutta Europa c’erano molte differenze. In Spagna, musicalmente erano molto più commerciali e pesanti. La bella epoca della EBM era terminata e la tendenza era sfociata in una techno veloce e poco raffinata, sui 145/150 Bpm. Poi, con il tempo e tanto lavoro svolto dai club più noti, fra tutti il Florida 135, grazie anche ai Dj che ci sono passati, la scena è cambiata. I clubbers mostravano una curiosità particolare ed il grosso movimento è stato fatto anche grazie alla buona predisposizione delle istituzioni.

Uno dei set più curiosi l’ho fatto nel piano seminterrato della stazione metropolitana di Universidad, evento patrocinato dal Municipio di Barcellona nel 1995.

La stazione rimase operativa ed in mezzo alla gente che ballava si fermarono a curiosare persone di tutte le età e stili, fra questi molti anziani, i quali non mostrarono alcun segno di lamentela per i decibel sparati. Direi, anzi, che la loro partecipazione fu peculiare, per il perfetto esito del party, che passò ad essere un vero proprio evento sociale a 360°.

Il Sonar, ad esempio, non avrebbe avuto modo di esistere, senza il completo supporto della Generalidad di Catalunia. In Italia, fino a poco tempo fa, le istituzioni sono state addirittura avverse al mondo del clubbing e della musica elettronica, questa è stata, secondo me, una delle principali differenze tra i due paesi.