Maggio: The Ranch — 009. Capitolo Conclusivo.

Maggio: The Ranch — 009. Capitolo Conclusivo. Maggio: The Ranch — 009. Capitolo Conclusivo.

Come potevo sapere che sarebbe stato così semplice. Tocco il guscio e si schiude. Scocca una fetta di luce bianca dritta nei nostri occhi. Io e lei siamo nudi, come il primo uomo e la prima donna. Ci schermiamo la faccia con le braccia. Rimaniamo allacciati l’uno all’altra. Dicono che qui dentro succedono solo cose non vere, programmate: dopotutto è un programma. Ma in questo tempo dentro l’uovo, ci siamo imparati davvero. Noi, soli, nei confini dei nostri corpi. Certo, sapevamo di essere osservati da casa. Ma quando sei qui dentro la capsula è qualcosa di diverso. Qualcosa di puro, pressurizzato, in assenza di ossigeno, di gravità. Come passare lo stesso respiro, avanti e indietro da bocca a bocca, cento volte. Come premere forte sulla pulsazione nel collo, bloccando l’arteria, piegati l’uno all’interno dell’altra, dissolti. Mi girava la testa quando l’ho vista. Ho sentito un nodo che si è sciolto. Non sentivo passare le ore, i giorni. Non pensavo a Junior, o a Giuliano, fino a quando mi sono detto, ricordati di pensare a Giuliano. Allora mi sono accorto che erano passate ore. Ho visto le cose intorno a me, o l’assenza delle cose. Ho appoggiato il palmo alla parete bianca.

Ho l’indole dolce al sacrificio, da sempre. Ho donato questo corpo alla gente. Raffaello tocca il guscio e si schiude. Strizziamo gli occhi. Chi l’avrebbe detto che sarebbe stato così facile. Non ci era venuto in mente fino ad adesso di toccare qualcos’altro. In solitudine è semplice. Fuori mi chiedevano sempre di ballare, di vincere. Ero sempre sola, ma dovevo sempre qualcosa a qualcuno. Nei miei sogni trascorrevo un anno intero a deludere tutti. Anche se andava tutto per il verso giusto, avevo la grinta che serve, per stare in televisione, ma più che altro nella vita che poi è quello che conta. Raffaello mi è venuto incontro come una sagoma semplice, nel bianco dell’uovo, un contorno forensico che potevo riempire col mio corpo: qui giace. Magda Palatino, laureata con cento all’università della vita, ma quel che più conta, gran pezzo di fica. Gli ho letto nelle spalle la resa, c’era qualcosa di rotto in lui che non mi ha fatto paura, anzi mi ha tranquillizzato. Mi ha detto che era padre, e in qualche modo ho capito che lo faceva da solo senza l’aiuto di nessun altro. Si inventa anche qui dentro la vita. Nascere come sono nata io, la bellezza non si spreca: è stato un privilegio lavorare per il pubblico tutti questi anni. Ma quando l’ho visto ero pronta a essere una sposa. Il tempo si è sciolto, poi è venuto a mancare, poi è tornato in un singhiozzo. Usciamo di qui, gli ho detto. La luce bianca ci taglia gli occhi, mi aggrappo al suo fianco.

Il guscio si spacca e dentro la luce sembrano figurine minuscole, due sposini su una torta: il primo uomo e la prima donna. Allacciati l’uno all’altra, mentre il guscio versa luce bianca, che illumina i locali della casa. Dentro, tutto è fermo. Tutti sono morti. Magda e Raffaello che ne sanno; parte il jingle inaugurale, la prima coppia del Ranch è coronata, ma non c’è nessuno ad accoglierla, e loro non si muovono, gli occhi sciolti nella testa, non vedono il buio da giorni. Si abbracciano, e la luce si rovescia dall’uovo nel salotto centrale, percorre i corridoi, illumina i corpi slogati dei loro compagni di gioco. Ma loro non vedono niente, non ancora, mentre il loro corpo congiunto si riabitua, la vista diventa prima nera, poi si punteggia di bianco e d’argento, piano riacquisiscono i sensi. Cominciano a tremare, qualcuno ha lasciato una finestra aperta? È freddo. Non si sente nessun rumore. Si abbracciano ancora, per un momento ancora uniti, prima di entrare di nuovo nel mondo. Ancora un momento. E il sole sale, illumina il Ranch. È l’alba. E Raffaello e Magda stanno fermi, nell’uovo, al riparo dal sole. L’ultimo uomo e l’ultima donna. E ancora non aprono gli occhi, non sanno.


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Cos’è The Ranch: the-ranch-more-than-reality