Marco Faraone: un cuore a ritmo Tenax

Marco Faraone: un cuore a ritmo Tenax Marco Faraone: un cuore a ritmo Tenax

Una storia d’amore che nasce dalla pista e sale in consolle.

Sabato 13 ottobre sarà una serata speciale. Nobody’s Perfect! infatti ospiterà il primo “All night long” di Marco Faraone al Tenax: 6 ore di set in un luogo che per Marco è casa. Come in tutte le riunioni di famiglia che si rispettino questa occasione porta con sé tante emozioni, legate al luogo che ha contribuito a far innamorare Marco della figura del Dj.  Diventato ormai un nome di rilievo nel clubbing internazionale, Faraone si è guadagnato tutto il successo e il riscontro che sta avendo grazie a tanto lavoro e sacrifici, passo dopo passo, comportandosi sempre con rispetto e portando sempre in consolle il suo entusiasmo. Per questo e per l’assoluta ammirazione che abbiamo per lui siamo stati molto felici di potergli fare qualche domanda sulla data di sabato e sulla sua carriera in generale.

1. Sappiamo che per te sabato 13 ottobre sarà una serata particolare: innanzitutto cosa vuol dire per te suonare al Tenax?

Suonare al Tenax per me è sempre come la prima volta, l’emozione che provo dietro quella consolle è unica, indescrivibile. Negli anni ho avuto modo di esibirmi in club e festival molto importanti e con una capienza superiore rispetto a quella di via Pratese, ma non sempre la quantità fa la differenza. Il Tenax è un club che ha tramandato le origini della club culture a molte generazioni, un club che è stato palcoscenico di esibizioni per nuovi artisti e mostri sacri della musica, un locale che da quasi 40 anni si mette sempre in gioco, mantenendo sempre una coerenza e una qualità unica e invidiabile. Ogni angolo di questo locale mi ricorda qualcosa, un’emozione, un incontro, un momento speciale e ogni volta che varco quella porta ho un sensazione unica, non vi nascondo che sono ancora molto emozionato quando devo iniziare a suonare, anche dopo anni, ma il calore del nostro pubblico e degli amici mi fa dimenticare di tutto dopo pochi minuti. In pochi possono sapere quanto, da giovanissimo, abbia desiderato esibirmi in questo locale, ho passato notti intere accanto alla consolle a guardare e imparare, realizzando finalmente un giorno che quello che volevo fare era mettere i dischi. Il Tenax era un traguardo lontanissimo per un ragazzo come me, proveniente da una piccola città come Lucca, dove nessuno condivideva la mia stessa passione, ma il duro impegno e i tanti sacrifici hanno portato a realizzare uno dei sogni che custodivo nel cassetto della mia adolescenza.

2. Inoltre sabato ti vede protagonista di un “all night long” con un set di 6 ore, impresa non da poco. Cosa dobbiamo aspettarci?

È un vero onore per me potermi esibire in un set così lungo, la vivo come una vera e propria esperienza che porterò per sempre nei miei ricordi. Inizierò dal primo disco alle 22.30, fino alla chiusura. Saranno 6 ore dove attraverserò diversi generi e sfumature musicali; questo mi è molto difficile quando invece ho solo 2 ore a disposizione e purtroppo non ho tempo per costruire un vero e proprio viaggio; mi sentivo un po’ con le mani legate e limitato in quello che volevo esprimere con la mia musica, ho proposto di suonare tutta la notte proprio per questo, voglio dare il massimo, soprattutto in casa! Chi mi conosce e mi segue da anni sa che non amo catalogare la musica, non mi piace limitarmi ad un unico genere, ma preferisco spaziare proponendo un set sempre eclettico, un sali e scendi; questo si riflette anche sulle mie produzioni in studio cercando di essere sempre versatile, proponendo e pubblicando la mia musica su etichette discografiche con sonorità spesso molto lontane tra loro.

3. Entrando un po’ più nello specifico: cosa cambia a livello di set nei vari contesti in cui ti trovi a suonare? Per esempio che differenze trovi e come adatti i tuoi set a seconda che tu sia in un club o in un festival?

Ogni volta che suono cerco di proporre qualcosa di diverso, ogni club, festival, nazione o città ha la sua anima, la sua cultura musicale e sono spesso diverse tra loro. Mi definisco un po’ “camaleontico” in questo, perché cerco sempre di osservare e capire la pista e la situazione che ho di fronte. Non preparo mai i miei set prima della serata, amo il rischio, l’errore e l’improvvisazione. Sarebbe sbagliato preparare una “scaletta” di tracce che potrebbero non essere adatte a quel momento, non sai mai cosa suona il dj prima di te o che tipo di pubblico avrai di fronte. Certamente se conosco il club so più o meno la direzione che potrei prendere musicalmente, ma mi lascio trasportare dal momento, il bello è proprio questo! Nei festival solitamente propongo dei set più energici, brevi ma intensi per intenderci, nei club invece provo a raccontare una storia. Vorrei fare una precisazione, uno dei motivi per i quali non ho mai provato a proporre un “live set” è perché attraverso i dj set ho sempre una “via d’uscita”, se vedo che non si crea l’atmosfera giusta ho modo di cambiare strada musicale. Ora viene da chiedersi: E se invece avessi un live già preparato? Dovrei adattarmi a quello e potrebbe non funzionare né far emozionare il pubblico, e credo che questo mi metterebbe molta agitazione. Vivo il mio lavoro come una missione, far divertire ed emozionare la gente che viene a ballare per svagarsi, passare un bel momento, la musica deve servire soprattutto a questo. Sarei troppo triste se sapessi che qualcuno che è venuto a sentirmi non si è divertito o peggio è rimasto deluso. Certo può capitare, ma cerco sempre di far in modo che non succeda.

4. E invece per quanto riguarda il tuo setup ci sono differenze? Come lo adatti alle varie situazioni?

Adatto il mio setup in base al tipo di set che voglio fare e ai miei viaggi in tour. Per motivi di praticità lavoro con 4 cdj della pioneer 2000nxs2, ma spesso se non ho molti voli da prendere porto 2 valige di vinili e quindi chiedo 2 giradischi nel mio tech rider. Sono sempre meno i club e i festival con delle consolle stabili e preparate per un’esibizione in vinile. Il 90% delle volte ho avuto problemi tecnici, perciò li porto solo nelle situazioni che conosco perfettamente. In alcune esibizioni via streaming o dove voglio sperimentare qualcosa di nuovo (come per esempio nell’ultima Dj Mag hq o negli studi della pioneer) utilizzo nuove tecnologie: drum machine o campionatori (tipo il nuovo djs1000), cercando di unire le tecniche classiche di mixaggio a quelle moderne. Amo la tecnologia e il suo sviluppo ma non mi piace abusarne troppo.

5. Per quanto riguarda invece le tue produzioni hai voglia di raccontarci come pensi sia cambiato il tuo suono negli anni, e come descriveresti le sonorità che ti piace esplorare al momento? 

La mia è stata una continua evoluzione musicale, ho sempre seguito il mio istinto e poco le mode del momento. Se dovessi dire chi è Marco Faraone musicalmente oggi, sarebbe difficile dare una risposta. Ho rilasciato la mia musica su decine di etichette completamente diverse tra loro, da Desolat, Moon Harbour a Get Physical, passando per labels underground come All Inn Records e Holic Trax fino ad arrivare a Drumcode, Ovum e Rekids. Non mi reputo un artista dal profilo solo techno o solo house, amo tutta la musica e non mi importa di avere per forza un’ identità musicale. Mi riallaccio al discorso fatto precedentemente: ogni serata ha la sua storia ed io voglio essere LIBERO di esprimermi. Trovo del tutto monotono riproporre sempre la solita zuppa riscaldata, cerco sempre di sorprendere il pubblico e perché no, anche me stesso. Quando non avrò più il sorriso e la gioia di fare quello che faccio come il primo giorno, sicuramente smetterò. Quali sonorità prediligo in questo momento? Cerco di trovare il bello in tutta la musica, mai limitando me stesso e cercando scoprire sempre qualcosa di nuovo, anche per prendere un piccolo spunto.

6. Sempre parlando dei tuoi pezzi, quali sono stati i remix che ti hanno lasciato più soddisfatto?

Sicuramente il remix a Moby su Drumcode è uno di questi, poter mettere le mani su un capolavoro della musica è stato un grande onore, soprattutto con una leggenda come lui. Un lavoro altrettanto complesso è stato il remix per i “The Presets” uscito su “Universal Music” una delle major più importanti al mondo. Infine vorrei citare il mio remix per Mari Kvien Brunvoll, una cantante straordinaria che ha collaborato anche con artisti del calibro come Ricardo Villalobos.