Marzo: Martirio di San Sebastiano — LOL

Marzo: Martirio di San Sebastiano — LOL Marzo: Martirio di San Sebastiano — LOL

L’artwork Tenax Nobody’s Perfect del mese di Marzo, realizzato da Studio proclama, per la serie LOL — Ridi Pagliaccio, si ispira al dipinto olio su tavola di Piero del Pollaiolo ‘Martirio di San Sebastiano’, compiuto nel 1475 circa e conservato alla National Gallery di Londra.

Seppure non esistano fonti storiche che confermino o smentiscano l’omosessualità di San Sebastiano, da tempo il santo è stato associato alla comunità LGBTQI*. In un articolo sul quotidiano inglese Independent che titola ‘Le Frecce del desiderio: la trasformazione di San Sebastiano in icona omoerotica’, il critico d’arte britannico Charles Darwent ripercorre l’agiografia del santo, che pare sia stato, in realtà un centurione di mezza età, convertitosi alla cristianità e martirizzato da Diocleziano per aver tentato di far passare i Romani dalla sua parte. Non fu nemmeno ucciso dalle frecce, ma solo ‘punzecchiato’, ironizza Darwent.

Negli anni, però l’iconografia del santo si è evoluta fino a portarlo ai nostri giorni nella sua veste attuale di giovane, snello e bellissimo, legato ad un albero e martire di un potere bigotto. Ripercorrendo la storia delle immagini che ce lo raccontano non è difficile comprendere perché la sottocultura LGBTQI* ne abbia fatto un’eroe, rendendolo il più popolare dei santi ‘pop’.

Le rappresentazioni in chiave contemporanea associate al mondo gay sono davvero tante: Darwent cita la copertina del magazine di settore reFRESH, ad esempio, che presenta un San Sebastiano patinato, dai muscoli perfetti. Impossibile non citare anche il primo lungometraggio del regista Derek Jarmarn, Sabastiene.

La grafica di Proclama di questo mese, invece, si ispira alle foto pop degli artisti Francesi Pierre et Gilles, che mischiano fotografia e grafica tra surrealismo e iperrealtà, sacro e profano, per una declinazione politica dell’icona del santo, che ne sostituisce il volto con un sacro cuore nudo, anatomicamente corretto, ad indicare la vulnerabilità della comunità gay nell’Italia contemporanea, in odore di riflusso dopo il recente passo avanti delle unioni civili.